Il 25 giugno 2025 la Commissione Europea ha presentato ufficialmente il progetto per il nuovo regolamento europeo sullo spazio, conosciuto come European Space Act. Questa iniziativa ambiziosa, attesa da tempo, si propone di ridefinire il settore spaziale del continente, con l'obiettivo dichiarato di renderlo «più pulito, sicuro e competitivo».
L'ispirazione per il contenuto del regolamento deriva da due documenti chiave: l'EU Approach for Space Traffic Management (febbraio 2022) e l'EU Space Strategy for Security and Defence (marzo 2023). Questi driver delineano la necessità di regolamentare il traffico spaziale per prevenire collisioni e rafforzare la sicurezza e la difesa nello spazio.
Lo Space Act si poggerà su alcuni pilastri fondamentali:
- Misure vincolanti per l'evitamento delle collisioni orbitali.
- Condivisione obbligatoria delle informazioni su anomalie e incidenti.
- Requisiti di cybersicurezza by design.
- Standard minimi di resilienza per servizi critici.
- Armonizzazione delle licenze per operazioni spaziali.
- Parametri ambientali per contenere l'inquinamento luminoso delle mega costellazioni satellitari.
Sul piano strettamente giuridico, si rileva che la Commissione Europea ha optato per un regolamento piuttosto che per una direttiva.
Questa scelta ha implicazioni significative:
- Applicabilità Diretta e Omogenea: Il regolamento avrà immediata applicabilità e sarà vincolante in tutte le sue parti direttamente in ogni Stato membro, senza necessità di atti di recepimento nazionali. Ciò garantisce un'integrazione immediata e omogenea in tutti gli ordinamenti dei paesi membri.
- Autonomia Limitata degli Stati Membri: Conseguentemente, l'autonomia dei singoli paesi membri in materia spaziale risulterà limitata. Attualmente esistono già dodici leggi nazionali in tema di spazio, inclusa la recente legge italiana n.89/2025. Le leggi nazionali dovranno quindi conformarsi o saranno superate dalle disposizioni del regolamento europeo in caso di conflitti. Nonostante ciò, paesi come Italia e Germania, che ospitano importanti imprese spaziali (es. Avio, Thales Alenia Space, Airbus, Rheinmetall), hanno già presentato un documento congiunto per chiedere che i loro interessi specifici siano considerati nella redazione dell'Atto.
- Applicazione Estesa: Le nuove regole si applicheranno sia agli operatori UE che a quelli non-UE che offrono servizi in Europa, estendendo la tipica portata extraterritoriale della regolamentazione europea.
- Barriera Normativa e Protezionismo: L'European Space Act si inserisce accanto a regolamenti come il GDPR, il Data Service Act (DSA) e l'AI Act, condividendone l'impostazione normativa e l'approccio strategico. Questo approccio potrebbe creare un'importante barriera normativa all'ingresso per le imprese extra-UE che intendono offrire prodotti e servizi nell'Unione, generando potenziali lamentele per i costi di compliance, come già accaduto in altri settori (es. Meta per l'AI Act). L'approccio europeo, basato su standard vincolanti e potenziali sanzioni multimilionarie, diverge dalla filosofia statunitense centrata su autoregolamentazione e best practices Ciò solleva l'interrogativo se l'Act sarà uno strumento di protezionismo tecnologico o un concreto contributo all'ascesa dell'UE tra le potenze spaziali.
Dall'European Space Act discenderanno obblighi specifici sia per gli operatori del settore che per i paesi membri:
- Obbligo di conformità alle misure vincolanti per l'evitamento delle collisioni orbitali.
- Obbligo di condivisione delle informazioni su anomalie e incidenti.
- Obbligo di integrare requisiti di cybersicurezza by design nei sistemi.
- Obbligo di rispettare standard minimi di resilienza per servizi critici.
- Obbligo di conformarsi ai nuovi requisiti per l'armonizzazione delle licenze per le operazioni spaziali.
- Obbligo di rispettare i parametri ambientali per contenere l'inquinamento luminoso. Per gli operatori, specialmente quelli extra-UE, questi obblighi comporteranno costi di compliance, sebbene la Commissione abbia annunciato supporto per mitigarli.
La proposta legislativa sarà ora negoziata tra il Parlamento Europeo e il Consiglio nell'ambito della procedura legislativa ordinaria, un processo che richiederà diversi mesi e sarà cruciale per determinare l'equilibrio finale tra le esigenze regolatorie e la necessaria competitività industriale.